Disturbi alimentari

Anoressia Nervosa: guida completa e percorsi di cura

Indice articolo

L’anoressia nervosa è molto più di un disturbo alimentare; è una patologia psichiatrica complessa, potenzialmente letale, che colpisce l’identità profonda della persona. Caratterizzata da una restrizione calorica estrema e da una paura ossessiva di aumentare di peso, questa condizione richiede una comprensione che vada oltre la superficie del rifiuto del cibo.

Definizione e criteri diagnostici secondo il DSM-5

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), l’anoressia nervosa si fonda su tre pilastri principali:

  1. Restrizione dell’apporto energetico: Il rifiuto di mantenere un peso corporeo minimo normale per l’età e la statura.
  2. Paura intensa di ingrassare: Un’ansia paralizzante legata all’aumento di peso, che non diminuisce nemmeno quando la persona raggiunge stati di estrema magrezza.
  3. Dismorfofobia: Un’alterazione del modo in cui si percepisce il proprio corpo, con un’influenza eccessiva del peso sui livelli di autostima.

Esistono due sottotipi principali:

  • Con restrizioni: Il calo ponderale è ottenuto tramite dieta, digiuno e/o attività fisica eccessiva.
  • Con abbuffate/condotte di eliminazione: La persona alterna restrizioni a episodi di abbuffate seguiti da vomito autoindotto o uso di farmaci.

Le cause: un modello multifattoriale

Non esiste un unico “colpevole” per l’insorgenza dell’anoressia. Gli specialisti parlano di un modello bio-psico-sociale:

  • Fattori Biologici: Studi recenti suggeriscono una predisposizione genetica che influenza i circuiti della ricompensa nel cervello e la gestione dell’ansia.
  • Fattori Psicologici: Tratti di personalità come il perfezionismo clinico, la bassa autostima e la difficoltà nel gestire le emozioni forti sono spesso presenti.
  • Fattori Sociali: La pressione dei media e dei social network, che promuovono modelli di magrezza irrealistici, può fungere da trigger, specialmente in soggetti vulnerabili.

Segnali di allarme: come riconoscerla precocemente

La diagnosi precoce è il fattore più importante per la guarigione. I familiari dovrebbero prestare attenzione a:

  • Rituali alimentari: Tagliare il cibo in pezzi minuscoli, spostarlo nel piatto senza mangiarlo o nasconderlo.
  • Isolamento sociale: Rifiuto di partecipare a cene o eventi sociali per paura di dover mangiare davanti agli altri.
  • Eccessivo esercizio fisico: Allenarsi anche in condizioni di stanchezza estrema o infortunio.
  • Uso di abiti larghi: Per nascondere la perdita di peso o per il disagio verso le proprie forme.

Le conseguenze fisiche e organiche

Il corpo, privato di nutrienti, entra in una modalità di “risparmio energetico” che danneggia quasi ogni organo:

  • Cuore: Bradicardia (battito rallentato) e aritmie pericolose.
  • Apparato Digerente: Rallentamento dello svuotamento gastrico e stipsi cronica.
  • Ossa: Sviluppo di osteoporosi precoce a causa della carenza di calcio e alterazioni ormonali.
  • Cervello: Difficoltà di concentrazione, depressione e ansia generalizzata.

Il percorso verso la guarigione

Uscire dall’anoressia è un processo lungo che non può essere affrontato da soli. Il supporto deve essere multidisciplinare.

Per una diagnosi e un piano di recupero personalizzato, il nostro centro offre percorsi specifici consultabili alla pagina dedicata ai disturbi del comportamento alimentare.

Il trattamento prevede solitamente:

  1. Riabilitazione Nutrizionale: Non si tratta di “imporre” il cibo, ma di ricostruire gradualmente un rapporto di fiducia con l’alimentazione, monitorando i parametri medici per evitare la sindrome da ri-alimentazione.
  2. Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT-E): Attualmente considerata la terapia d’elezione, aiuta a scardinare i pensieri ossessivi legati al peso.
  3. Terapia Familiare: Fondamentale soprattutto per i pazienti minorenni, per fornire ai genitori gli strumenti per supportare il figlio a casa.

Conclusione: la speranza della libertà

L’anoressia è una prigione mentale, ma le sbarre si possono aprire. Molte persone che hanno sofferto di questo disturbo sono tornate a vivere una vita piena, libera dall’ossessione del controllo. Il primo passo è ammettere la sofferenza e affidarsi a mani esperte.

Categoria articolo: Nutrizione, Psicologia

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