
Disturbi del comportamento alimentare: quando il rapporto con il cibo racconta qualcosa di più
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Quando si parla di disturbi del comportamento alimentare, il pensiero va spesso al rapporto con il cibo, al peso o all’immagine corporea.
Ma un disturbo alimentare non riguarda soltanto ciò che si mangia.
Dietro alcuni comportamenti legati al cibo possono esserci emozioni difficili da riconoscere, esprimere o gestire, vissuti personali, bisogno di controllo e un rapporto complesso con il proprio corpo.
Per questo motivo comprendere un disturbo del comportamento alimentare significa guardare oltre il comportamento alimentare e cercare di capire cosa sta accadendo alla persona.
Che cosa sono i disturbi del comportamento alimentare?
I disturbi del comportamento alimentare (DCA), chiamati anche disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, comprendono diverse condizioni caratterizzate da un rapporto problematico con il cibo, con il proprio corpo e con l’alimentazione.
Tra i principali disturbi troviamo:
- anoressia nervosa;
- bulimia nervosa;
- disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder);
- disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo;
- altri disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Possono manifestarsi in modi differenti e non sempre sono immediatamente riconoscibili.
Per questo è importante evitare di associare automaticamente un disturbo alimentare all’aspetto fisico di una persona.
Il disturbo non riguarda soltanto il cibo
Il comportamento alimentare può diventare il modo attraverso cui una persona cerca di gestire qualcosa che fatica a riconoscere o ad affrontare.
Il cibo può assumere un significato che va oltre la nutrizione: può essere collegato al bisogno di controllo, all’ansia, alla difficoltà nella gestione delle emozioni o a una percezione negativa del proprio corpo.
In questi casi, concentrarsi esclusivamente sul comportamento alimentare rischia di non permettere di comprendere ciò che si trova alla base del problema.
È proprio qui che diventa importante la dimensione psicologica.
Il rapporto tra corpo ed emozioni
Il corpo può diventare il luogo in cui si manifestano emozioni e vissuti difficili da elaborare.
Ansia, vergogna, senso di colpa, paura di perdere il controllo, tristezza o difficoltà nell’accettazione di sé possono accompagnare un disturbo del comportamento alimentare.
A volte la persona stessa può avere difficoltà a dare un nome a ciò che sta vivendo.
Il disagio può quindi essere espresso attraverso il rapporto con il cibo, con il corpo o attraverso comportamenti alimentari che diventano sempre più difficili da gestire.
Comprendere questo collegamento è un passaggio importante per poter intervenire in modo adeguato.
Quali segnali possono essere osservati?
I disturbi del comportamento alimentare possono manifestarsi attraverso comportamenti e vissuti differenti.
Alcuni segnali a cui prestare attenzione possono essere:
- una preoccupazione molto intensa per il cibo, il peso o il corpo;
- forte senso di colpa dopo aver mangiato;
- restrizioni alimentari rigide;
- episodi di alimentazione incontrollata;
- comportamenti finalizzati a compensare ciò che si è mangiato;
- evitamento di situazioni in cui è previsto mangiare insieme ad altre persone;
- attività fisica vissuta in modo rigido o compulsivo;
- forte disagio legato alla propria immagine corporea;
- isolamento o cambiamenti importanti dell’umore.
La presenza di uno di questi comportamenti, da sola, non permette di formulare una diagnosi.
Può però rappresentare un segnale che merita attenzione, soprattutto quando il rapporto con il cibo o con il corpo inizia a occupare uno spazio sempre maggiore nella vita della persona.
Perché chiedere aiuto può essere difficile?
Riconoscere di avere un problema e chiedere aiuto non è sempre semplice.
Una persona può provare vergogna, paura di essere giudicata o la sensazione di dover riuscire a gestire tutto da sola.
In altri casi può non rendersi pienamente conto di quanto il disturbo stia influenzando la propria vita.
Per questo è importante creare uno spazio in cui poter parlare delle proprie difficoltà senza sentirsi giudicati.
Chiedere supporto non significa aver fallito: significa iniziare a prendersi cura di ciò che si sta vivendo.
Il ruolo della psicoterapia
La psicoterapia può aiutare la persona a comprendere meglio il proprio vissuto e il significato che il comportamento alimentare ha assunto.
Il percorso terapeutico può aiutare a:
- riconoscere le proprie emozioni;
- dare un nome a ciò che si sta vivendo;
- comprendere i pensieri e i comportamenti che mantengono il disagio;
- sviluppare strumenti per affrontare le situazioni difficili;
- costruire un rapporto più consapevole con il proprio corpo e con se stessi.
L’obiettivo non è semplicemente modificare ciò che si mangia, ma comprendere ciò che sta accadendo alla persona e lavorare sulle difficoltà che si trovano alla base del disturbo.
Come spiega la nostra professionista nel reel, la terapia può aiutare proprio a riconoscere ciò che si sta vivendo e a trovare strumenti per fronteggiare quelle situazioni che, dentro il corpo e nella propria esperienza, stanno prendendo sempre più spazio.
Un percorso che può richiedere più figure professionali
I disturbi del comportamento alimentare possono avere conseguenze sia sulla salute psicologica sia su quella fisica.
Per questo, quando necessario, il percorso può prevedere la collaborazione tra diverse figure professionali, come psicologo o psicoterapeuta, medico, nutrizionista e altri specialisti, in relazione alle esigenze della persona.
L’integrazione delle diverse competenze permette di considerare il disturbo nella sua complessità, senza concentrarsi esclusivamente su un singolo aspetto.
Quando è importante chiedere aiuto?
Non è necessario aspettare che il disagio diventi molto intenso prima di parlarne con un professionista.
Se il pensiero del cibo, del peso o del proprio corpo occupa una parte sempre maggiore della quotidianità, se il rapporto con l’alimentazione diventa fonte di sofferenza o se si ha la sensazione di non riuscire più a gestire determinate situazioni, può essere utile chiedere un supporto.
Un percorso psicologico può rappresentare uno spazio per fermarsi, comprendere ciò che sta accadendo e iniziare a costruire nuovi strumenti.
Prendersi cura di sé significa anche ascoltare ciò che accade dentro
Un disturbo del comportamento alimentare non racconta soltanto il rapporto di una persona con il cibo.
Può raccontare emozioni, difficoltà, paure e vissuti che hanno bisogno di essere riconosciuti e ascoltati.
Per questo affrontarlo significa andare oltre il comportamento e guardare alla persona nella sua interezza.
Riconoscere ciò che si prova, dare un nome alle emozioni e imparare a trovare nuovi strumenti per affrontare le situazioni difficili può essere il primo passo verso un maggiore benessere.
A MP Salute, il percorso psicologico e psicoterapeutico può offrire uno spazio di ascolto e di supporto costruito sulle esigenze della persona.
Categoria articolo: Psicologia
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